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Uzi e costumi liberali. Apparatchik live in Punkow.


Diario


31 agosto 2004

Più

"C'è più socialismo in una cooperativa emiliana o pugliese che in tutta l'Urss".

Alfredo Reichlin




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30 agosto 2004

In vita di Enzo Baldoni

 
In morte di Enzo Baldoni

"Uno così simpatico non l'avevano ancora rapito. La simpatia italiana è una risorsa che, chissà, potrebbe spiazzare persino i terroristi islamici...". Quando abbiamo letto queste parole di Francesco Merlo abbiamo sorriso e sperato con lui che potesse essere vero, che la nostra italianità potesse aiutare Enzo Baldoni nell'ennesima avventura della sua vita. Enzo era curioso del mondo, lo percorreva quotidianamente. Scriveva di ciò che aveva visto, sentito, trovato. E parlava, parlava. Enzo ci mancherà come un amico possibile, uno che non abbiamo ancora avuto la fortuna di incontrare. Un amico con cui vorremmo parlare per ore davanti a un bicchiere di birra: i suoi racconti, i suoi aneddoti ci avrebbero fatto innamorare, ancora una volta, della vita. Enzo era un amico che non abbiamo fatto in tempo a conoscere. Non perdoneremo ai nostri nemici di non avercene data l'opportunità, di aver voluto tagliare la sua vita, il tempo della sua vita perché incapaci di comprendere, nel suo sguardo, la gioia e la voglia di essere là dove un sorriso può sorgere inaspettato in uno scenario di guerra. Sapeva sorridere, vivere, il nostro Enzo. Aveva imparato la pace dopo aver capito la guerra. La simpatia italiana non è stata una risorsa, come auspicava Merlo: è stata un'aggravante. I nostri nemici amano la morte e odiano noi, italiani. Non sanno tollerare lo sguardo di un simpatico italiano che ha voluto dirci: il mio amore per la vita è più grande del loro amore per la morte. Odiati nemici, state perdendo. La vittoria della libertà passa anche di qua, passa per Enzo Baldoni e Fabrizio Quattrocchi, fratelli d'Italia.

Tratto da www.libertaeguale.com




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29 agosto 2004

E viceversa. Per chi si stupisce del mio patriottismo

Per noi giovani era più facile. Non avevamo sulle spalle la storia del vecchio Partito socialista e sapevamo poco di lotta di classe e sfruttamento. Un certo spirito risorgimentale e patriottico che allora circolava nelle nostre file ci portava ad aderire immediatamente all'indicazione di Togliatti: "Spetta a noi raccogliere e fare nostra la bandiera degli interessi nazionali che il fascismo ha tradito e trascinato nel fango". E ancora, proprio nel discorso del Brancaccio, Togliatti aveva ricordato le parole premonitrici pronunciate da Gramsci di fronte al Tribunale speciale fascista che lo condannava a vent'anni di carcere: "Verrà il giorno in cui voi porterete l'Italia alla catastrofe e allora toccherà a noi comunisti salvare il nostro paese...".
Non so se Gramsci abbia davvero pronunciato quelle parole, ma so per certo che quella frase, ripetuta in migliaia di assemblee e di comizi, imparata a memoria da tutti coloro che studiavano la storia del Pci, ha avuto un peso decisivo nella formazione dei militanti, per lo meno dei più giovani: buon comunista perché buon italiano e viceversa. Così le critiche degli avversari, che accusavano i comunisti di essere "nemici dell'Italia", suscitavano la nostra più sincera indignazione e incredulità.
La Resistenza descritta come una "guerra di popolo", le motivazioni delle decorazioni dei combattenti e persino le parole incise sulle lapidi affisse in memoria dei caduti, sempre ispirate ai fondamentali valori della libertà e della difesa dell'Italia contro lo straniero: tutto sottolineava il carattere "nazionale" della Resistenza e dell'azione dei comunisti. Ancora una volta: buon italiano perché buon comunista e viceversa.


Miriam Mafai, Botteghe Oscure, addio




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28 agosto 2004

Per le cose serie

Piero Sansonetti: Eri uno di sinistra, allora?

Massimo D'Alema: Sì, anche adesso sono uno di sinistra. Per le cose serie, mi danno fastidio le chiacchiere.



Massimo D'Alema, A Mosca, l'ultima volta




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27 agosto 2004

Dio, io

Dio perdona. Io no.




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27 agosto 2004

Ciao, Enzo. Ciao, Ismaele

Call me Ishmael. Some years ago - never mind how long precisely - having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world. It is a way I have of driving off the spleen, and regulating the circulation.

Herman Melville, Moby Dick




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26 agosto 2004

Dieci anni fa. Il riformismo spiegato ai bambini

D'Alema ha detto, scritto e fatto qualcosa di sinistra. Sto leggendo "Riformismo vecchio e nuovo" di Giuseppe Vacca. Molto interessante il capitolo sulla proposta politica elaborata da Massimo D'Alema nel 1994, una volta eletto a capo del Pds. Riesco sempre meno a capire cosa è sinistra e cosa è destra, cosa è progressista e cosa è conservatore. Il progetto di D'Alema è sinistra senza aggettivi, è progressismo. Riesco a definire "di sinistra", ormai, soltanto D'Alema e Blair. Ma noi avremmo potuto fare meglio di Blair, andare più lontano: venivamo da più lontano. Possiamo ancora?

"Ciò significa mettere, in primo piano, il nodo di una riforma del capitalismo italiano, con l'obiettivo duplice di interrompere la separazione fra produzione e risparmio che costituisce una delle ragioni della debolezza strutturale del Paese, e allargare le basi di massa del nostro sistema produttivo. Un obiettivo ambizioso che implica una politica attiva di riduzione del debito pubblico, e quindi una gestione del processo di privatizzazione concepito come grande occasione per riorganizzare il sistema industriale italiano e superare quel capitalismo asfittico già entrato in una crisi profonda che rischia di travolgere le stesse basi produttive del Paese. Non esiste, dunque, alcuna contraddizione tra il ridimensionamento della presenza diretta dello Stato nell'economia e l'esigenza di rilanciare uno sviluppo che, allargando le basi finanziarie dell'industria, garantisca un'integrazione non subalterna dell'Italia in Europa e nel mercato mondiale."

Massimo D'Alema




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25 agosto 2004

Amici, nemici

Un mondo in cui fosse del tutto eliminata la possibilità di guerra, un pianeta completamente pacificato, sarebbe un mondo privo di distinzione tra amici e nemici, e dunque un mondo privo di politica.

Carl Schmitt




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24 agosto 2004

Prendere di mira, combattere e sconfiggere

"Attenti al settarismo!" ammonisce puntualmente il "Quaderno dell'Attivista" e precisa che va preso di mira, combattuto e sconfitto non solo e non tanto il settarismo classico, quello cioè che si manifesta come estremismo e rifiuto della politica del partito, ma anche e soprattutto il settarismo di chi "non scambia una parola con il proprio compagno di lavoro solo perché è un ex fascista o un accanito lettore del "Tempo", il settarismo di chi nelle ore libere preferisce andare al caffè, al cinema, all'osteria con un altro iscritto al partito anziché con un amico o un parente incerto, con il quale discutere". Il settarismo più grave è insomma quello di chi si rifugia tra i suoi e si rifiuta di andare verso gli altri per convincerli e conquistarli. "Le nostre posizioni sono così giuste", incita ancora il "Quaderno dell'Attivista", "che non possono non convincere gli altri, se esposte con pazienza e attenzione".

Miriam Mafai
, Botteghe Oscure, addio




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23 agosto 2004

Non c'è

"Non c'è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo!"

Bud Spencer

Chi trova un amico trova un tesoro




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