.
Annunci online

ukase
Uzi e costumi liberali. Apparatchik live in Punkow.


Diario


31 marzo 2004

Perché c'è sempre

Perché c'è sempre qualcuno che mi fa notare il riemergere dei miei singulti stalinisti? Perché c'è sempre qualcuno che mi dice che etichettare gli avversari come "gente che sta male" è un vizio inaugurato dalllo Zio Baffone? Perché mi dicono che volerli spedire tutti in qualche manicomio è poco liberal? Secondo me questi signori che continuano a rinfacciarmi di essere un liberale che sa d'imparaticcio sono pazzi. Da internare.




permalink | inviato da il 31/3/2004 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 marzo 2004

Warning

Vedo che la nuova moda è compilare le proprie liste di proscrizione. Tutti a scrivere "io vorrei che facessero chiudere questo blog, quello e quell'altro". Io mi sento di dire soltanto una cosa ai gestori, supervisori e decisori (ma quant'è brutta 'sta parola?). Mi raccomando, fate attenzione. Prima di chiudere un blog, accertatevi delle condizioni psichiche del/la ragazzo/a. C'è gente che sta male. Pensate ai possibili effetti del vostro gesto. A giorni aprirà lo studio http://lopsicologo.ilcannocchiale.it.




permalink | inviato da il 30/3/2004 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


29 marzo 2004

Come funziona

Come funziona 'sta lista nera? Gira voce che qualcuno mi abbia inserito in tale lista, ben sapendo, peraltro, che mai avemmo né avremmo scritto alcunché sul di lui blog. Va bene così, dobbiamo creare l'anti-ukasismo.




permalink | inviato da il 29/3/2004 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


29 marzo 2004

Chi se n'è ghiuto, chi arriverà

Proporre a Nesi Nerio di occupare il posto di uno di coloro che se ne sono ghiuti. Benvenuto al "banchiere rosso".




permalink | inviato da il 29/3/2004 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 marzo 2004

Mussolini cucina bene

Ieri sera ho cenato all'Osteria di Muzzicone. Proprietario fascista, ma si mangia bene. Ma il proprietario è fascista. Anzi, mussoliniano. Anzi, è sputato a Mussolini.




permalink | inviato da il 28/3/2004 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 marzo 2004

Problema

Appena trovato Il Libro, non è che possono pubblicarne un altro dopo pochi giorni. Mica posso andare in giro con un libro per tasca, mica possono coesistere due libretti rossi. Come fare?




permalink | inviato da il 27/3/2004 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


26 marzo 2004

Poeti a Milano

Via Stilicone

  

Via Stilicone è a Milano una

Fra le vie più tristi che io conosca –

Una fila di case e quasi niente

A confortarle dalla parte opposta

 

Dove vaneggiano alle notti

Di uno scalo e di un cimitero

Le luci delle sue finestre

Occhi di fatiscente impero

 

Come la fronte di chi stando

A un nudo tavolo altra fronte

Cerca a cui stringersi posarsi

Ma nessuna gli risponde

 

E giù si piega e si abbatte

Si fa cuscino delle braccia

Vuole scappare da se stesso

Sparire alla propria faccia

 

Strada uguale a dove sbando

Più ogni giorno o amica mia

Al Senzafondo al nome Morte

Che ha per compagna Follìa

 

Via Stilicone è a Milano la via

Più vulnerabile che io conosca –

Una fila di case con paura

Del buio dalla fronte opposta

 

Giovanni Giudici

 

(da Lume dei tuoi misteri, Mondadori, 1984)




permalink | inviato da il 26/3/2004 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 marzo 2004

Ukase sta con Adriano

Osama, lo sporco lavoro già visto



Nel terrorismo islamico riconosco una follia sacrificale che mi ricorda il fanatismo nazista. Vedere in essa un'invenzione «nostra», del nichilismo occidentale, è un errore madornale.

Ci sono due concetti che rischiano di suonare insieme abusati: «Occidente» e «terrorismo». Non solo nelle posizioni che avversano l'Occidente in nome di qualche rinnovato equivoco terzomondista. Cioè, non della decisiva considerazione della povertà, dell'umiliazione e della sofferenza di tanta parte del mondo, ma dell'illusione che essa prometta l'alternativa salvatrice. Ma anche, e forse più, nel vagheggiamento di una secessione dell'Europa dall'America (e da Israele).
Abbastanza imprevedibilmente, all'Occidente odiato dal terrorismo islamista è stato restituito, addebitato, un cuore ebraico. L'Europa ebbe davvero un cuore ebraico, crebbe al suo battito, lo invidiò, lo odiò, volle strapparlo da sé. Il campo di sterminio nazista fu il compimento e il disvelamento dell'Europa e insieme il suo tradimento e rinnegamento. L'Europa si perdette e cercò di rinascere anche andando in pellegrinaggio al campo di sterminio.

Ma questo riscatto non può avvenire sancendo una doppia liquidazione dell'ebraismo europeo: dopo la Shoah, l'espulsione nello stato degli ebrei, fuori dai confini dell'Europa. Esso deve avvenire attraverso un doppio risarcimento: della memoria della comunità perduta e del legame con quella parte fisicamente ingente e simbolicamente fatale rimossa in Israele.
L'ostilità giurata di tanto fanatismo del mondo povero contro Israele, colossale caso di antisemitismo senza ebrei, offusca la coscienza che nella peculiarità singolare dell'antisemitismo si concentravano tuttavia il disprezzo e la violenza razzista e colonialista dell'Occidente. La confusione fra Israele e il suo governo si raddoppia spesso in quella fra Stati Uniti e amministrazione Bush. Ci sono letture smascheratrici e demenziali che vedono nell'Europa l'autentico bersaglio della guerra preventiva americana.

E veniamo alla nozione di terrorismo e al suo legame con quella di Occidente. Non mi accontento dell'abitudine a far discendere il terrorismo planetario di oggi dal nichilismo occidentale (od occidental-orientale della Russia populista), a riconoscerne gli antenati nei Demóni di Fëdor Dostoevskij. Grandiosa lettura, sempre necessaria: ma c'è una cesura. C'è una novità, una mutazione: è il kamikaze. Costui non è il cospiratore pronto alla morte della Narodnaja Volja, né il suicida che presta la propria indifferenza alla firma dell'omicidio nei Demóni; tanto meno il martire della fede cristiana, testimone fino al sacrificio della vita, ma senza resistere al male inferto da altri, e comunque mai al costo di vite innocenti. Il rapporto fra mezzo e fine (la propria morte sopportata, la morte voluta del nemico) è, nel suicidio-eccidio del kamikaze, invertito. La strage di innocenti è piegata alla gloria del martire e al premio che attende lui, ed esalta i suoi cari. Benché ogni confusione fra fanatismo islamista e Islam vada scongiurata, c'è una differenza ingente nel rapporto con la morte.

Il terrorismo nichilista conserva, contro se stesso e nonostante tutto, una radice cristiana. La sua sinistra vocazione è l'indifferenza alla morte. Non la devozione alla morte. Ci fu nei capi nazisti, che riuscirono a contagiarne tanti scherani, una speciale perversione che lascia senza respiro. Il più mostruoso idealismo, si potrebbe dire: essi misero l'annientamento degli ebrei sopra qualunque calcolo di potere e di convenienza. Si sentirono chiamati a quella missione suprema e pronti a sacrificarle tutto. La guerra parve loro come la circostanza necessaria a realizzare quel compito. Vi si dedicarono con una tale abnegazione che, anche quando le sorti della guerra pericolavano, scelsero spesso di riservare le risorse residue alla prosecuzione dello sterminio piuttosto che alle convenienze militari. Erano oscenamente altruisti, liberavano l'umanità dall'infezione giudaica, senza neanche aspettarsene in vita la riconoscenza dell'umanità, immatura a capire: solo i posteri avrebbero riconosciuto il loro sacrificio. Tremo a scrivere queste parole, ma mi chiedo se non stiano arrivando quei posteri, in Malaysia, in Egitto, e perfino tra noi, i vaccinati, nella madrepatria.

Il nazismo aveva un progetto politico: anzi, lo ebbe con una paranoica lucidità e lo perseguì con una strenua conseguenza. Tuttavia l'odio per gli ebrei lo trascese fino al disinteresse. Il comunismo sovietico, con i suoi stermini milionari, non arrivò a tanto: non a sublimare l'odio per la borghesia e la paranoica vigilanza sulla sua rinascita fino a subordinargli l'attaccamento al potere e alla propria conservazione. Forse in certi esperimenti asiatici, in Cambogia. Nel terrorismo islamista riconosco qualcosa che rinnova quell'invasamento sacrificale.

Osama Bin Laden e altri, suoi soci ed emuli, hanno i loro progetti politici, sanno giocare in borsa e progettare colpi di palazzo a Riad, temibili, ma fino a un certo punto: la verità profonda della guerra mossa dal terrorismo islamista sta nel terrorismo stesso, nel desiderio di impedire e sconvolgere la vita normale, e, ancora una volta, di pulire il mondo dall'ebreo e dall'Occidente. Di fare lo sporco lavoro, per sé, per Dio o per i posteri. È questa l'aria degli anni Trenta. Vedere nel terrorismo islamista il ritorno (meritato?) di una invenzione nostra, del nostro nichilismo, mi sembra un enorme errore. Rassegnarsi, o addirittura puntare, alla secessione fra Europa e America e rinnegare l'Occidente, una pazzia. L'Occidente non è la democrazia: la democrazia è più vasta, per fortuna. E la democrazia è un modo di vivere, una forma della libertà. Una guerra fra Europa e America ci fu, fu la Seconda guerra mondiale. Ora è di un'altra guerra che si tratta. Non volerla non basta, né coprirsi gli occhi con le mani e dire: Non mi vedi.


Adriano Sofri

Tratto da Panorama 8/3/2004




permalink | inviato da il 25/3/2004 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 marzo 2004

Peppino risponde ad alzataconpugno

Dall’articolo di Peppino Caldarola su “il Riformista” di martedì 16 marzo 2004:

 

[…] non è vero che il terrorismo nasce dalle ingiustizie del mondo. È un’idea romantica del terrorismo. Il terrorismo globale è la sfida di una formazione armata globale, anche se articolata, che vuole ribaltare i rapporti di forza mondiali, sequestrando gran parte dell’umanità in una immensa prigione ideologico-religiosa e si pone a tutela di una immensa rendita parassitaria delle classi dirigenti petrolifere. Non c’è nessun torto dell’Occidente che deve oscurare la novità del soggetto politico terrorista agli inizi di questo secolo. La guerra al terrorismo non è solo un’operazione di polizia internazionale. Deve prevedere l’uso della forza, che deve essere garantito dal diritto (la decisione spetta a organismi internazionali legittimati), dall’accrescimento della democrazia (ha ragione Otto Schily, guai alle Guantanamo), deve essere temperata e non può coinvolgere e spingere alla disperazione intere popolazioni. Tuttavia un movimento pacifista che nella sua leadership mette assieme l’America e Bin Laden propone un’altra analisi. Chiede che un’America e un Occidente carichi di colpe facciano un passo indietro di fronte all’arroganza del nuovo potere finanziario-culturale e militare che viene dalle grotte dell’Afghanistan o da alcune capitali arabe o dallo stato maggiore di Arafat. […]




permalink | inviato da il 24/3/2004 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 marzo 2004

Franco: poeta

El senso del mio testo

 

 

 

 

Resto solo in uficio:

la fronte contro i vetri.

Sorte da l’edificio

i miei colleghi  tetri.

 

C’è sopra el tavolì

una spasa de pratiche.

Su la sedia, ‘l cuscì

col segno de le natiche.

 

In ‘sto fondo mio morto

de piata situazione,

senza vede raporto,

ciò come ‘na visione.

 

D’un quadro me sovieno:

un scuro de taverna,

‘n omo a sede, ‘l baleno

fermo de ‘na ma’ eterna

 

che chiama quela vita

fori dal suo binario.

‘Na facia sbigotita

fa quel’omo ordinario:

 

fissa la ma’ fatale

come sperso ‘nte’l niente,

ma ai ochi già ie sale

la passione splendente.

 

L’imperativo muto

de quela ma’ ‘nte’l sguardo

quanto io avrìa voluto

trovà, come pe’ azardo.

 

L’assenza de quel gesto

da sempre me tortura.

El senso de ‘l mio testo

è ‘na cancelatura.

 

(da E per un fiore piace tutto un orto, L’Astrogallo, 1973)

 

Franco Scataglini è nato nel 1930 ad Ancona. È morto a Numana (An) nel 1994.




permalink | inviato da il 24/3/2004 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     febbraio   <<  1 | 2 | 3 | 4 | 5  >>   aprile
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Iene dattilografe
Quel treno per Kolyma

VAI A VEDERE

Vatican: the Holy See
Chiesa Cattolica Italiana


CERCA