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Uzi e costumi liberali. Apparatchik live in Punkow.


Diario


31 gennaio 2004

Intervista a un "comunista"

Educativo è leggere l’intervista a Diliberto sull'ultimo Venerdì di Repubblica. Adesso possiamo finalmente capire perché la sinistra non vincerà mai, se non riuscirà a mandare in soffitta tutto quello in cui crede Diliberto: la questione morale, Enrico Berlinguer, i soldi che puzzano. Intendiamoci, i soldi non profumano nemmeno, e mi fa altrettanto schifo la sinistra schiava dei poteri forti, della Banca d’Italia e dell’establishment, la sinistra conservatrice. In proposito, un vero shock è stato leggere il dialogo tra Paolo Cirino Pomicino e Giuseppe Rippa nell’ultimo numero di Quaderni Radicali.




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30 gennaio 2004

Cosa chiedo ai giornalisti

Appurato che l'obiettività non esiste (o è semplicemente triste), si può però sempre utilizzare il metodo caro al vecchio compagno Umberto, che ne parla nel suo "I limiti dell'interpretazione". Se tra dieci interpretazioni non si può stabilire quale sia la migliore, lecito sarà decidere quelle altamente improbabili, se ve ne sono. E chi la vuole la verità? Solo qualche Baget Bozzo di passaggio (animale che pare mansueto ma è pronto a tirar fuori le zanne per l'ignaro che si avvicina per carezzarlo. Almeno io mi avvicino per tirargli un calcio, così le zanne le tira fuori a buon ragione). Ai giornalisti qualcosa chiedo, perché loro mi chiedono un euro ogni mattina. Cosa chiedo? Di rappresentare un buon accompagnamento per il cappuccino, di riuscire a stupirmi ogni tanto, di contraddirsi, di non cristallizzarsi, di non diventare vecchi acidi, di smettere quando sentono che è il momento di smettere, di non accanirsi, di non urlare, di smetterla di insultare in maniera vergognosa il giornalista che ha la rubrica venti pagine dopo sullo stesso settimanale, di evitare l'uso di certe parole ("tradimento" non si usa più nemmeno se trovi tua moglie a bucoritto - licenza poetica toscaneggiante - con quell'ometto tanto perbene della mesticheria sotto casa). Di sputarsi in faccia, distruggersi, mettersi in discussione, incrinare i pregiudizi e capire che il mondo esiste fuori dalla propria testa.




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30 gennaio 2004

Ancora in lode del compagno Antonio Blèri

Tutti ad aspettarsi i due tracolli, i colpi del knock-out al governo Blair. E invece. Eccoci qua ad ammirare le doti di leadership e di correttezza del leader laburista. Che continua a dire e a fare cose di sinistra. Così si fa. Così ci si comporta nelle moderne democrazie, così si riafferma e si consolida la propria immagine politica di fronte a un’opinione pubblica dai denti aguzzi, così ci si difende. Sono tutte prove necessarie e fondamentali in democrazia, e superandole si pone una bella firma nel rinnovo del contratto di fiducia che lega l’eletto all’elettore. Avercene, di prove così, in Italia. E di leader così. Signor Blair,  lei è proprio sicuro di non chiamarsi Antonio Blèri? Il mercato è ancora aperto: potremmo prenderla in prestito per una legislatura, appena naturalizzato? La stampa non soltanto può indagare, accusare, punzecchiare. Deve. E il leader carismatico è chiamato a risponderle. Certo, non tutti i giornalisti si chiamano Bob Woodward o Carl Bernstein. E non tutti i leader si chiamano Antonio Blèri, che oggi è ancora più leader di ieri.




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29 gennaio 2004

Il nostro mondo, la nostra matrice

"Ringrazio Amendola, è stato molto cortese. Il suo è il pensiero di un uomo libero, anche se non vorrei che la passione calcistica per la Roma, che ci unisce, abbia influito. Però, nella simpatia reciproca, lui esprime una cosa che io avverto. C'è un popolo della sinistra che qualche volta ha voluto vedermi su posizioni diverse, e che però sa una cosa: io sono in realtà più affine a quella gente di altri, magari più radicali, perché faccio parte di quel mondo, di quella matrice, e quindi, pure nel dissenso di qualche opinione, sanno che di me ci si può fidare. Questo spiega perché mi capita di essere sempre applaudito con affetto".

Massimo D'Alema




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29 gennaio 2004

Onore al compagno Antonio

Oggi sorridiamo a tutti: al macellaio e all'edicolante, alla prof e al questuante. Oggi si può sorridere. Il Partito continua a vincere. E il gusto rimane, a quelli come noi le vittorie non bastano mai. Quando c'è da sconfiggere le iene dattilografe, eccoci qua, con il coltello fra i denti. Tony, Antonio, non è che per caso hai un vecchio nonno italiano, non puoi naturalizzarti? Auguri di buon lavoro al compagno Antonio. Occhio a Gordon Brown. Perché non consigliargli un viaggetto in Messico? Trotskij si trovò bene, dicono. Sapete di chi è la testa che è saltata? È del presidente della Bbc, Gavyn Davies. E sapete chi è Davies? È il marito di Sue Nye. Sapete chi è la dolce Sue Nye? È la segretaria politica di Gordon Brown. Ma pensa.




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29 gennaio 2004

Una maschera ci salverà

Diciamocelo, Edwards a livello di immagine fa il culo a tutti. Siete disposti a riconsiderare Marco Liorni come candidato dell'Ulivo? Faccia neutra, non-faccia, parla ma non dice, sorride ma non ride. Fa capire ma non capisce. Il Grande Fratello è di sinistra, è riformista! Qualcuno riesce a immaginare Marco Liorni incazzato? No? Bene, vincerà. Bonolis non funziona, è brutto. Ah, forse non l'avete capito. Di Liorni vogliamo la faccia. Sotto ci sarà Massimo D'Alema, mi pare ovvio. Produrre maschere! Il Partito dia l'ordine, l'ukase: produrre, produrre!<




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28 gennaio 2004

Se soltanto

Se soltanto si avesse il coraggio di non avere opinioni su niente!

E. M. Cioran




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28 gennaio 2004

Meno male

Meno male che esistono le riviste, e che me le regalano. Stasera mi sono servite per ripararmi da un tremendo acquazzone fiorentino. Le riviste in questione erano ilcontesto e doc Toscana.




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27 gennaio 2004

Auschwitz è silenzio

Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell'appello. Le SS intorno a noi con le mitragliatrici puntate, la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati e tra loro il piccolo pipel, l'angelo dagli occhi tristi. Le SS sembravano più preoccupate e più inquiete del solito: impiccare un ragazzo davanti a migliaia di spettatori non era un affare da poco. Il capo del campo lesse il verdetto. Tutti gli occhi erano fissati sul bambino. Era livido, quasi calmo e si mordeva le labbra. L'ombra della forca lo copriva. Il Lagerkapo si rifiutò questa volta di servire da boia. Tre SS lo sostituirono. I tre condannati salirono insieme sulle seggiole, i tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. "Viva la libertà" gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva.

Dov'è il Buon Dio? Dov'è? domandò qualcuno dietro di me. A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte. Silenzio assoluto. "Scopritevi!" urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.

Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. Ma la terza corda non era immobile, anche se lievemente il bambino viveva ancora. Più d'una mezz'ora restò così, a lottare tra la vita e la morte agonizzando sotto i nostri occhi e noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. Dietro di me udii la solita voce domandare: dov'è dunque Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: "Dov'è? Eccolo, è appeso lì a quella forca".

 

Elie Wiesel, La notte




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27 gennaio 2004

Da grande voglio fare il Gadda

Cazzo, cazzo e cazzo!, direbbe Barney, come scrive Gadda! Lui può addirittura mettere i due punti e poi metterli ancora, nella frase successiva ai due punti: pochi possono farlo, è raro, oggi l’unico rischio che si prendono tutti quei bambini finto-sperimentali con la erre moscia che si svegliano alle undici e sorseggiano il cappuccino fino a mezzogiorno è quello di non mettere virgole scrivere così come se fosse parlato per dare questa sensazione di aderenza al reale riprodurre il ritmo della vita: Gadda rallenta, ma è lentezza feroce. Voglio fare il Gadda, da grande. Soltanto un po’ meno sfigato e musone. Qualcuno crede ancora alla vecchia panzana sullo scrivere o vivere? Prima scrivo, poi vivo, è chiaro. Cioè vivrò ciò che scriverò. Cioè scriverò ciò che scriverò. Oppure scriverò per strada e farò l’amore sulla scrivania. Per il momento sulla mia scrivania ci trovate i seguenti scritti: ultimo numero di Italianieuropei 5/2003, ultimo numero di Reset di gennaio-febbraio, ultimo numero di MondOperaio di gennaio-febbraio, ultimo numero di Le nuove ragioni del socialismo di gennaio, Austerlitz di W.G. Sebald ed. Adelphi, Come stare soli di Jonathan Franzen ed. Einaudi, Ho sposato un comunista di Philip Roth ed. Einaudi, Eric Landowski La società riflessa ed. Meltemi, Corpi sociali di Gianfranco Marrone ed. Einaudi, Solomon Gursky è stato qui di Mordecai Richler ed. Adelphi, ultimo numero di Limes 6/2003, Viaggio al termine della notte ed. Corbaccio e Morte a credito ed. Garzanti di Louis-Ferdinand Céline, Poesie di Paul Celan ed. I Meridiani Mondadori, Gli anormali di Michel Foucault ed. Feltrinelli, Teoria critica della comunicazione di Rocco Ronchi ed. Bruno Mondadori, I media e il governo del corpo di Federico Boni ed. Unicopli, È Oriente di Paolo Rumiz ed. Feltrinelli, Gli anni inglesi di Norbert Gstrein ed. Einaudi, Logica del senso di Gilles Deleuze ed. Feltrinelli, Che fare? di Vladimir Il’ic Ul’janov, Togliatti di Aldo Agosti ed. Utet. E vari libri di Francesco Biamonti.
Ho una scrivania bella grande. &nbs




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